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Incontro tra il Comune di Bari e l’associazione Segnali di Fumo sul tema del nuovo brand della Città.

02/05/2017

Inserito da: C.D. e Presidenza Associazione

14 aprile 2017 
  
La nostra associazione, rappresentata dal presidente Paolo Barracano e dai soci Geppi De Liso e Raffaele Valletta, entrambi coinvolti per l'ampia esperienza nel merito, ha incontrato l’assessore alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del programma del Comune di Bari, Silvio Maselli, allo scopo, condiviso, di fare chiarezza sulle recenti polemiche circa la scelta di un brand identificativo dell’offerta culturale e turistica cittadina, nel più complesso ambito del Bando sul sistema d’identità della Città di Bari.

Maselli ha molto apprezzato che Segnali di Fumo sia stata l’unico organismo rappresentativo del settore a cercare di far luce sulla questione senza polemizzare a priori. Per questo ha immediatamente risposto alla nostra richiesta rendendosi disponibile a chiarire l’intera vicenda.

L’assessore ha voluto subito specificare che il bando sulla System Identity nasce da un articolato programma di rilancio turistico della Città di Bari che vede connessi tra loro più progetti, dal Waterfront agli accordi con gli operatori turistici ed all’attivazione della Bari Guest Card, per agevolare e coordinare i servizi turistici rivolti ad un mercato straniero in costante crescita.

La chiave di lettura evidenziata dall'Assessore Maselli è che tutte queste attività volte a qualificare il flusso turistico nella Città di Bari stiano registrando numeri in costante crescita. Ed è proprio a questi progetti che si collega il bando perché, oltre a contemplare gli aspetti grafici del brand, prevede al suo interno la progettazione di iniziative di promozione e marketing.

Da qui la sua complessità intrinseca, legata sia alle molteplici esigenze del Comune, sia alla mancanza di un'unica identità e di un unico simbolo che evidentemente distingua la città. Da subito le agenzie che hanno approcciato il bando si sono rese conto della mole di attività previste e del budget risicato per completarle tutte (visto che la base d’asta era 70.000 euro IVA inclusa). L’assessore, tuttavia, ha sottolineato che il bando prevedeva una valutazione complessiva che tenesse conto di 90 punti relativi alla qualità dell’offerta tecnica e solo 10 per l’offerta economica.

Un elemento di forte criticità venuto fuori durante l’incontro è che, a parere del Comune, la Pubblica Amministrazione non può aprire ex ante un confronto con i professionisti e le associazioni di categoria in quanto si rischierebbe una situazione di concorrenza sleale o di indebito vantaggio per chi avesse già preso parte a questa fase.

Un secondo aspetto critico è che, per la fase di valutazione, l’art. 77 del Codice degli Appalti, e le relative linee guida, obbligano la P.A. a rivolgersi ad “esperti” individuati in ambito accademico. Nello specifico del bando in questione, i nominativi degli esperti - riferisce l’Assessore - sono stati richiesti all’Università degli Studi e al Politecnico di Bari. La commissione è stata quindi costituita da un professore di design del Politecnico e da un professore di marketing dell’Università di Bari, oltre che dal dirigente di settore del Comune di Bari.

Confermando le criticità legate all'attuale ordinamento, Raffaele Valletta ha però precisato che l'assessorato avrebbe potuto comunque coinvolgere l’Accademia delle Belle Arti, dichiarando che «è davvero fuorviante che, per Legge, non si possa realizzare una commissione valutatrice composta da professionisti ed esperti».

La commissione, ad ogni modo, è stata chiamata a valutare non il logo (punta dell’iceberg dell'intera vicenda), bensì la corrispondenza e la validità delle proposte agli elementi di valutazione del bando:

1. Piano di marketing strategico    15/90
2. System identity della Città di Bari (logotipo, marchio, pay off) 30/90
3. Manuale d’uso del marchio
4. Ideazione e realizzazione di una campagna pubblicitaria 20/90
5. Spot video in 3 formati 15/90
6. Almeno un oggetto di design che possa divenire virale 05/90
7. Piano di partecipazione popolare 05/90
8. Assistenza alla P.A. per i successivi 90 giorni

Geppi De Liso ha fortemente evidenziato l’inopportunità di inserire - in un unico bando - la creatività del brand e la realizzazione di un piano di marketing e comunicazione.

L’assessore ha tenuto a sottolineare un aspetto sintomatico del rapporto tra l’informazione e la comunicazione, dichiarando che «malgrado il Comune abbia organizzato una conferenza stampa con tutte le testate giornalistiche, online ed offline, per presentare in anticipo il logo in seno al progetto in corso, alcuni giornali abbiano riportato la questione in modo maldestro». Irresponsabile per Maselli pubblicare, in particolare, titoli come “Logo di Bari, costo 57.000 euro, votate se vi piace”. Questo, insieme all’eco riportata dai social network, ha condizionato il dibattito nell’erronea convinzione che il costo dell’intero progetto riguardasse in realtà il solo logo (cosa oggettivamente non vera).

Dal dibattito e dal confronto delle rispettive idee e punti di vista, è comunque emersa una base comune di opinioni, fermi alcuni ovvi punti di disaccordo.

L’assessore Maselli, nel ringraziare Segnali di Fumo per l’avvio di un confronto costruttivo, ha dato piena disponibilità ad un incontro / tavola rotonda con l’associazione ed i professionisti della comunicazione e marketing sul tema dei bandi.

Poiché come associazione di settore rileviamo da tempo un malcontento generale da parte dei colleghi che partecipano a questo tipo di bandi, giudicandoli poco idonei e non in linea con le prerogative/esigenze della materia, abbiamo proposto all’assessore l'organizzazione di un incontro, moderato da Segnali di Fumo, che metta a confronto i dirigenti che si occupano della realizzazione dei bandi ed i professionisti che vi partecipano con le loro imprese.

Un obiettivo possibile potrebbe essere l'implementazione di un vademecum, un manuale tecnico di buone pratiche e contenuti che agevolino la P.A. nella progettazione di questo tipo di bandi.

Non una richiesta di intervento di modifica della legge (certamente auspicabile ma che non è nelle nostre prerogative e nemmeno in quelle del Comune) ma un accordo di base sulle logiche tecniche del nostro specifico settore. L’assessore ha dato piena disponibilità del Comune, sia a livello personale che per conto del dirigente di settore.

Ora sta a noi dare seguito all’incontro affinché questa linea di dialogo si concretizzi in un documento che possa agevolare anche le future amministrazioni in un rapporto più proficuo e meno conflittuale con i professionisti del nostro settore.


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